{"id":1127,"date":"2025-12-27T22:04:57","date_gmt":"2025-12-27T21:04:57","guid":{"rendered":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/?page_id=1127"},"modified":"2025-12-27T22:04:57","modified_gmt":"2025-12-27T21:04:57","slug":"urne-funerarie","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/?page_id=1127","title":{"rendered":"Urne funerarie"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">XVIII secolo, ultimo quarto sculture in marmo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma, Citt\u00e0 universitaria, edificio del Rettorato<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Provenienza: Roma, Museo Nazionale Romano (opere in deposito presso l\u2019Universit\u00e0 dal 1954)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le due urne funerarie, corrispondenti alla tipologia a vaso, sono attualmente esposte nel corridoio del Senato Accademico all\u2019interno del Palazzo del Rettorato, ivi collocate dal 1954 (BILLI, <em>infra<\/em>, pp. 96-97). La prima urna (<strong>Fig.1<\/strong>), costituita da un corpo di forma quasi emisferica, poggia su un piede a campana, scolpito con foglie e coronato da perline. La parte inferiore del corpo \u00e8 decorato da foglie della medesima tipologia alternate a palmette, mentre la parte superiore \u00e8 ornata da folti rami di alloro con bacche, il cui andamento curvilineo sembra armonizzarsi all\u2019intreccio delle due anse laterali. Al centro del corpo \u00e8 collocata una <em>tabula <\/em>ansata iscritta. Il coperchio \u00e8 caratterizzato da una presa a bocciolo, dal quale si estendono elementi fitomorfi che ne seguono elegantemente la forma. La seconda urna (<strong>Fig.2<\/strong>) si distingue per un andamento pi\u00f9 verticale e allungato ed \u00e8 posizionata su un piede scolpito con foglie lanceolate, terminante, anche in questo secondo esemplare, con una fascia di perline sferiche. Il corpo \u00e8 costituito da due sinuose anse laterali a voluta, dalle quali sembrano pendere altrettanti festoni di fiori e frutta. Al di sopra della <em>tabula <\/em>ansata iscritta, collocata al centro del corpo dell\u2019urna, sono presenti un <em>kyma <\/em>lesbio e, nella porzione concava, una fascia di foglie che riprende l\u2019orientamento degli elementi vegetali presenti sulla base. Il coperchio, caratterizzato da foglie d\u2019acanto e rose, culmina anch\u2019esso con una presa a bocciolo. I due manufatti provenivano originariamente dalla collezione tardo settecentesca del cardinale Francisco Saverio de Zelada. La vasta raccolta, che testimonia gli ampi e diversificati interessi del porporato, comprendeva anche un\u2019importante collezione epigrafica, approfonditamente studiata da Maria Letizia Caldelli, che ne ha recentemente curato il catalogo (CALDELLI 2021). Date le molteplici mansioni che furono affidate al de Zelada soprattutto dalla seconda met\u00e0 del Settecento, le sue collezioni si trovarono a insistere in diversi luoghi, fra cui il Vaticano e il Museo kircheriano presso il Collegio Romano, ed \u00e8 proprio in quest\u2019ultima sede che furono conservate le due urne in esame, prima di giungere al Museo Nazionale Romano, in seguito alla dispersione della collezione cardinalizia, avvenuta nel 1801, alla morte del porporato. Nell\u2019ambito della raccolta epigrafica comparivano quindici urne iscritte, caratterizzate da stilemi costruttivi e decorativi fra loro molto simili, tali da poter essere considerate un \u201cgruppo\u201d omogeneo e coerente (CALDELLI 2008, pp. 1369-1370). La fattura delle suddette urne risale ad un periodo compreso tra la fine del settimo e dell\u2019ottavo decennio del Settecento, ovvero l\u2019epoca di costituzione della collezione de Zelada. La realizzazione di tali oggetti fu opera di botteghe, come quella del Piranesi o del Cavaceppi, che si specializzarono nella produzione in serie di manufatti all\u2019antica e nella realizzazione di false epigrafi, copie integrali o parziali di originali prototipi, oppure iscrizioni ideate <em>ex novo. <\/em>In particolare, sembrerebbe probabile avvicinare i due manufatti in esame ai prodotti della bottega piranesiana di Palazzo Tomati in via Sistina a Roma, con la quale il cardinal de Zelada doveva essere entrato in relazione (CALDELLI 2008, p. 1374). Dunque, sebbene non sia possibile affermare con certezza che le due urne siano completamente di et\u00e0 moderna, n\u00e9 che siano costituite dall&#8217;assemblaggio e dalla manomissione di elementi antichi, le epigrafi, tuttavia, costitu- iscono inequivocabilmente dei falsi settecenteschi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019urna dall\u2019andamento verticale (<strong>Fig.2<\/strong>) reca incisa sulla <em>tabula <\/em>ansata la seguente iscrizione (CALDELLI 2008, pp. 1367-1368; CALDELLI 2021, n. 321):<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>D<\/em>(<em>is<\/em>) <em>M<\/em>(<em>anibus<\/em>)<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Innocentissimo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>qui bixit annis <\/em>(!); &lt;<em>obiit<\/em>&gt; (scil. <em>die<\/em>) <em>I <\/em>(scil. <em>ante<\/em>) <em>I<\/em>=<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>dus Augustas, Gra=<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5 <em>tiano V et Taeo= dosio consulibus.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il testo costituisce la copia moderna pressoch\u00e9 integrale dell\u2019iscrizione su lastra marmorea pubblicata in <em>ICUR<\/em>, I 1438 e originariamente conservata nella collezione del marchese Alessandro Gregorio Capponi. La lastra, mancante dei margini superiore e sinistro, and\u00f2 dispersa con il resto della collezione alla fine del XVIII secolo (FERRUA 1959, p. 3) e successivamente conflu\u00ec nelle raccolte dei Musei Vaticani. Sulla lastra si legge la seguente iscrizione funeraria, posta per un defunto di cui abbiamo perso gli elementi onomastici e biometrici, mentre resta parte dell\u2019indicazione del giorno della morte, con la datazione consolare al 380 d.C.: &#8211; &#8211; &#8211;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; &#8211; &#8211; \/ [- &#8211; &#8211; <em>i<\/em>]<em>nnocentissimo qui bixit annis <\/em>\/ [- &#8211; &#8211; <em>i<\/em>]<em>dus Augustas, Gratiano V et Taeo\/dosio consulibus. <\/em>Il confronto con l\u2019archetipo lacunoso spiega alcune incongruenze dell&#8217;epigrafe della nostra urna, come la mancata indicazione degli anni vissuti e il fraintendimento dell\u2019aggettivo <em>innocentissimo,<\/em> che nel testo originale doveva accompagnare il nome perduto del defunto mentre nella nostra copia viene inteso come elemento onomastico (CALDELLI 2008, p. 1371). \u00c8 da segnalare, inoltre, che la lettura della parte finale di riga 3 resta in- certa, dal momento che gli ultimi due caratteri, intesi come il numerale <em>I <\/em>e l\u2019iniziale del termine <em>Idus<\/em>, sono in realt\u00e0 due tratti obliqui incisi sul bordo dell\u2019ansa destra (esterna al campo epigrafico \u00e8 anche l\u2019ultima riga, incisa sulla cornice della <em>tabula)<\/em>. Sull\u2019urna dal corpo emisferico (<strong>Fig.1<\/strong>) si legge, sempre incisa sulla <em>tabula, <\/em>la seguente iscrizione (CALDELLI 2008, pp. 1365-1367; CALDELLI 2021, n. 324):<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>D(is) M(anibus). Lesbi\u00e2e su\u00e2e quam unice ama=<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>vit Q(uintus) Catullus me=<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">5 <em>rens posuit; vix(it)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>an(nis) XVII, obiit q(uinto <\/em>scil. <em>die)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(scil. <em>ante<\/em>) <em>calendas Iulii<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta in questo caso di un testo d\u2019invenzione, di cui sono state individuate altre due copie con poche variazioni: l\u2019iscrizione, <em>CIL, <\/em>X 344* su una lastra del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e l\u2019epigrafe che fu vista dall\u2019archeologo Guido Barbieri in una collezione privata a Roma in via del Corso (PANCIERA 2006, p. 1688), della quale non si conoscono ulteriori notizie. L\u2019esistenza di tali ri- produzioni \u00e8 certamente un\u2019ulteriore prova della falsit\u00e0 del testo, nonch\u00e9 della fortuna di cui esso dovette godere. Il modello letterario dal quale fu desunto \u00e8 il carme 58 di Catullo, nel quale il poeta, rivolgendosi all\u2019amico Celio, esprime la propria delusione circa il comportamento immorale e dissoluto di Lesbia. La tragicit\u00e0 della vicenda amorosa ha evidentemente ispirato il falsario nel trasformare il sentimento di sdegno, di amara nostalgia e di acceso rimpianto per il passato, evocato dall\u2019espressione <em>illa Lesbia, quam Catullus unam \/ plus quam se atque suos amavit omnes<\/em>, nella mesta e pia devozione dimostrata dal dedicatario Catullo alla morte prematura della sua Lesbia, che qui, a differenza della pi\u00f9 matura Lesbia dei carmi catulliani, \u00e8 un\u2019adolescente di soli 17 anni. L\u2019assenza di un modello epigrafico da seguire ha determinato nel testo della nostra urna vistose incongruenze, quali l\u2019uso della sigla <em>D.M., <\/em>attestato soltanto dopo la met\u00e0 del I secolo d.C., e la presenza stessa della data della morte, in cui tra l&#8217;altro il giorno compare inusualmente abbreviato all\u2019iniziale q dell\u2019ordinale <em>quintus <\/em>(invece che con la cifra V) e le <em>calendae<\/em>, scritte per esteso, sono seguite dal genitivo <em>Iulii, <\/em>invece che dall\u2019atteso accusativo <em>Iulias <\/em>(CALDELLI 2008, p. 1366).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Maria Grazia Macciocca<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&nbsp;Francesca Tesoriere<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1007\" height=\"1024\" data-id=\"1129\" src=\"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Urne_funerarie_01_small-1-1007x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1129\" srcset=\"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Urne_funerarie_01_small-1-1007x1024.jpg 1007w, https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Urne_funerarie_01_small-1-295x300.jpg 295w, https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Urne_funerarie_01_small-1-768x781.jpg 768w, https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Urne_funerarie_01_small-1.jpg 1180w\" sizes=\"auto, (max-width: 1007px) 100vw, 1007px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"822\" height=\"1024\" data-id=\"1128\" src=\"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Urne_funerarie_02_small-822x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1128\" srcset=\"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Urne_funerarie_02_small-822x1024.jpg 822w, https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Urne_funerarie_02_small-241x300.jpg 241w, https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Urne_funerarie_02_small-768x957.jpg 768w, https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Urne_funerarie_02_small.jpg 963w\" sizes=\"auto, (max-width: 822px) 100vw, 822px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>XVIII secolo, ultimo quarto sculture in marmo Roma, Citt\u00e0 universitaria, edificio del Rettorato Provenienza: Roma, Museo Nazionale Romano (opere in deposito presso l\u2019Universit\u00e0 dal 1954) Le due urne funerarie, corrispondenti&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1129,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1127","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1127","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1127"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1127\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1130,"href":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1127\/revisions\/1130"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1129"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1127"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}