{"id":1065,"date":"2025-12-27T21:14:37","date_gmt":"2025-12-27T20:14:37","guid":{"rendered":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/?page_id=1065"},"modified":"2025-12-27T21:15:57","modified_gmt":"2025-12-27T20:15:57","slug":"paesaggi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/?page_id=1065","title":{"rendered":"Paesaggi"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">XVII secolo, met\u00e0 dipinti a olio su tela<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Roma, Citt\u00e0 universitaria, edificio del Rettorato,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I quattro dipinti in esame formano una serie di inediti <em>paesi<\/em>, collocati attualmente nell\u2019ufficio della rettrice. Le tele, munite di cornici, entrarono nella collezione della Citt\u00e0 universitaria nell\u2019anno 1957, secondo quanto si legge negli inventari dell&#8217;Economato (Citt\u00e0 universitaria, Ufficio Economato, <em>Inventari Economato<\/em>, II, n. 1171), dove sono citate con i numeri di inventario da 15381 a 15384. L\u2019intera serie fu acquistata dall\u2019Universit\u00e0 per la non modesta cifra di 125.000 lire. Nel documento i quadri sono indicati come \u00abpitture su tela di Paesaggi, cornice legno\u00bb, lasciando pochi dubbi sulla corrispondenza con i quattro <em>paesi <\/em>di nostro interesse. L\u2019ubicazione delle opere, indicata nell\u2019inventario, permette di verificare che la serie era destinata a completare l\u2019arredo dell&#8217;ufficio del rettore. Oltre a condividere il formato ovale dello spazio pittorico, il supporto di tela rettangolare riporta le stesse misure (45&#215;55 cm) in ognuno dei quattro dipinti. Tali dati sono indicativi della comune origine dei pezzi, concepiti nell\u2019ambito di una produzione di bottega per il mercato. Numerosi sono i casi in cui gli inventari delle collezioni del XVII e XVIII secolo riportano gruppi di due o quattro <em>paesini <\/em>e <em>quadrucci ovati <\/em>di mano di pittori nordici (SALERNO 1976-1980, III, pp. 1121-1140). In seguito al successo e all\u2019affermazione della pittura di paesaggio come genere autonomo, si registra infatti una considerevole presenza di serie di paesaggi di piccolo formato nelle quadrerie e nelle raccolte tanto dell\u2019aristocrazia, quanto dei ceti meno abbienti (CAVAZZINI 2004; CAVAZZINI 2008, pp. 109-111). Sebbene la leggibilit\u00e0 delle tele non sia ottimale, a livello stilistico \u2013 oltre che per l\u2019impiego di una tavolozza di colori cupi e terragni, rischiarati dai bagliori opalescenti dei cieli striati di nuvole al tramonto \u2013 \u00e8 possibile accomunare i primi tre paesaggi (<strong>Fig. 1, 3<\/strong>) e ricondurli alla mano di un pittore fiammingo, aggiornato al gusto per la rovina maturato attraverso una possibile conoscenza dell\u2019opera dei paesisti e ruinisti della prima met\u00e0 del Seicento, che completarono la formazione a Roma prima di tornare in patria (SALERNO 1977; CAPPELLETTI&nbsp; 2004<sup>2<\/sup>;&nbsp; DACOS&nbsp; 2004). Tra questi ebbe particolare successo Bartholomeus Breenbergh (Deventer 1598 &#8211; Amsterdam 1657), che lasci\u00f2 l\u2019Urbe nel 1629, per diffondere il proprio stile nei Paesi Bassi nei decenni successivi (SALERNO 1976-1980, I, pp. 240-259; CAPPELLETTI 20041; SPATARO 2020). La semplificazione delle forme geometriche degli edifici diruti nel <em>Paesaggio costiero con rovine <\/em>(<strong>Fig. 2<\/strong>) rimanda ad alcuni esiti della pittura del tedesco Gottfried Wals (Colonia 1600 &#8211; Calabria 1638?), che soggiorn\u00f2 a Roma, per spostarsi poi a Genova e Napoli (SALERNO 1976-1980, I, pp. 186-199; CAPITELLI 2004). \u00c8 per\u00f2 improbabile un rapporto diretto con l\u2019autore delle tre tele, considerando che la pittura di Wals si distingue per nitidezza e per l\u2019uso di colori chiari, caratteri piuttosto lontani dallo stile del pittore anonimo dei <em>paesi <\/em>della Citt\u00e0 universitaria. Di maggiore interesse dal punto di vista compositivo \u00e8 il <em>Paesaggio con arco e viandante <\/em>(<strong>Fig. 3<\/strong>), dove pi\u00f9 felice \u00e8 la resa degli effetti luministici rispetto ai due tenebrosi paesaggi costieri (<strong>Fig. 1, 2<\/strong>). Qui la luce del tramonto penetra attraverso l\u2019arco in pietra, illuminando le pareti rocciose dello sperone che domina la scena e, guidando lo sguardo lungo la superficie delle rocce, rivela una maggiore sensibilit\u00e0 per lo studio degli elementi naturalistici, che \u00e8 invece carente nelle due precedenti tele descritte. Il <em>Paesaggio costiero con rovine <\/em>(<strong>Fig. 4<\/strong>) \u00e8 in uno stato di conservazione migliore rispetto agli altri tre dipinti. Attribuibile a una mano diversa, presenta per\u00f2 un impianto compositivo simile a quello dei primi due paesaggi marini (<strong>Fig. 1, 2<\/strong>): gli edifici sono collocati a un lato della scena e la vista si apre sull\u2019orizzonte, che viene segnalato in lontananza dalla presenza di una torre su un promontorio, elemento costante in tutta la serie. Il gusto per le rovine \u00e8 nuovamente riconducibile a un pittore di area nordica, probabilmente fiamminga, che con pennellate rapide definisce i contorni di un gruppo di edifici antichi in rovina lungo la costa, in una veduta di invenzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bench\u00e9 lo stato di conservazione delle tele non consenta valutazioni pi\u00f9 accurate, \u00e8 possibile affermare che la qualit\u00e0 dei quattro dipinti \u00e8 piuttosto modesta, frutto di una produzione seriale, originariamente destinata alla vendita nelle botteghe per pochi scudi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Elisa Spataro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CAPITELLI 2004<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">G. Capitelli, <em>Gottfried Wals<\/em>, in TREZZANI 2004, pp. 380-382.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CAPPELLETTI 2004<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">F. Cappelletti, <em>Bartholomeus Breenbergh<\/em>, in TREZZANI 2004, pp. 247-49.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CAPPELLETTI 2004<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">F. Cappelletti, <em>Dal gabinetto delle meravi- glie al sistema decorativo, passando per il mercato. I pittori nordici e la pittura di paesaggio a Roma nella prima met\u00e0 del Seicento<\/em>, in TREZZANI 2004, pp. 199-211.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CAVAZZINI 2004<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">P. Cavazzini, <em>La diffusione della pittura nella Roma di primo Seicento: collezio- nisti ordinari e mercanti<\/em>, in \u201cQuaderni Storici\u201d, XXXIX, 116 (2), 2004, pp. 353-374.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">CAVAZZINI 2008<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">P. Cavazzini, <em>Painting as Business in ffarly Seventeenth-century Rome<\/em>, University Park (Pennsylvania) 2008.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">DACOS 2004<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">N. Dacos, <em>Paesaggisti nordici in Italia<\/em>, in TREZZANI 2004, pp. 155-163.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">SALERNO 1976-1980<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L. Salerno, <em>Pittori di paesaggio del Seicento a Roma<\/em>, 3 voll., Roma 1976-1980.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">SALERNO 1977<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L. Salerno, <em>Artisti nordici dopo il 1\u014220: il rovinismo<\/em>, in Id., <em>Pittori di paesaggio del Seicento a Roma<\/em>, I, Roma 1977, pp. 218- 295.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">SPATARO 2020<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E. Spataro, <em>La vita e l\u2019attivit\u00e0 dei pittori di paesaggio a Roma, A.D. 1\u014229<\/em>, in J. Blanc,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">M. Osnabrugge (a cura di), <em>Roma 1\u014229: una microstoria dell\u2019arte<\/em>, Roma 2020,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">pp. 93-105.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">TREZZANI 2004<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L. Trezzani (a cura di), <em>La pittura di paesag- gio in Italia. Il Seicento<\/em>, Milano 2004.<br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"875\" data-id=\"1069\" src=\"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Paesaggi_04_small-1024x875.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1069\" srcset=\"https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Paesaggi_04_small-1024x875.jpg 1024w, https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Paesaggi_04_small-300x256.jpg 300w, https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Paesaggi_04_small-768x656.jpg 768w, https:\/\/arteinsapienza.ddns.net\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Paesaggi_04_small.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image 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