Satiro ed efebo

XVII-XVIII secolo

sculture in marmo giallo, con venature rosse

Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato

Provenienza: Roma, Museo Nazionale Romano (opere in deposito presso l’Università dal 1954)

Nel documento di richiesta di concessione in deposito delle opere dal Museo Nazionale Romano all’Università, del 20 ottobre 1954 (BILLI 2023, p. 96), queste opere, senza numero di inventario e delle quali non si conosce la provenienza, sono indicate rispettivamente come «Busto di satiro in marmo giallo rosa» e «Busto di efebo in marmo giallo». Per quanto riguarda il Satiro (Fig.1), la sua natura legata al mondo dionisiaco è confermata dalla caratterizzazione del volto, con espressione ferina, il sorriso che lascia in vista i denti e l’arcata sopracciliare molto marcata. Le orec- chie sono caratterizzate da una forma appuntita e la capigliatura è ondulata, ornata da tralci vegetali che trattengono i riccioli intorno alla fronte e al volto, mentre una tenia scende lungo le spalle, coperte da una tunica che ricade con fitte pieghe. Il retro della testa è piatto e liscio ma più in basso il busto, in un marmo venato di rosso, appare fortemente incavato e appena sbozzato. Testimonianze di satiri con espressioni simili al nostro, anche con capigliature caratterizzate da tenie e decorazioni vegetali, esistono già nell’antichità, ad esempio in erme provenienti dall’ambito vesuviano (INSERRA 2008a; INSERRA 2008b; POCHMARSKI 1990). Tuttavia, in tutto il mondo classico normalmente i giovani satiri non sono raffigurati con tuniche o altri capi di abbigliamento simili a quello dell’esemplare qui in esame, ma piuttosto nudi o vestiti solo di una pelle ferina (SIMON 1997). Il volto del cosiddetto Efebo (Fig.2) invece è quello di un personaggio sorridente dai tratti giovanili, dal setto nasale fortemente appiattito, che guarda verso la propria destra. I capelli, che presentano una scriminatura centrale, sono acconciati in due file di riccioli sulla fronte e tre sui lati. Il busto, innaturalmente allargato nella parte al di sotto del seno, quasi a seguire la linea delle braccia, non corrisponde alla testa né per proporzioni né per il tipo di marmo impiegato. Esso sembra rimandare, soprattutto per la resa del seno, ad una figura femminile, dalle morbide e appena accennate forme giovanili più che a un efebo. Non essendo presenti negli archivi della Sapienza e del Museo Nazionale Romano documenti contenenti informazioni sulla provenienza originaria dei due pezzi, non è possibile avere certezza di una loro precedente esposizione congiunta. Tuttavia, l’affinità del materiale, le dimensioni simili sia delle due opere che dei loro peducci, fanno pensare ad una esposizione en pendant. Un’ipotesi preliminare potrebbe dun- que essere che nel cosiddetto Efebo si sia voluta rappresentare una figura che, in coppia con il vicino Satiro, riportasse alla mente il mondo dio- nisiaco, probabilmente una Menade (JOYCE 1997; FERRARA 2020), con elaborata acconciatura, volto giovanile e labbra dischiuse. Ad essa possono es- sere parzialmente avvicinabili esempi di derivazione ellenistica (si veda, solo per fare un esempio, la Testa di Menade ai Musei Vaticani, inv. 10304, pubblicata da ultimo in FERRARA 2020, p. 94, cat. 14). L’assenza di certi attributi legati alle menadi, però, deve far ampliare il campo delle ipotesi, allargandosi anche ad altre figure giovanili che possono mostrarsi a petto nudo e con simili espressioni facciali: è il caso, ad esempio, di immagini di ninfe, anch’esse spesso raffigurate assieme a satiri e con punti di contatto con le rappresentazioni di menadi (HEDREEN 1994). Immagini di ninfe a petto nudo, con volti giovanili e talvolta sorri- denti sono attestate nel mondo antico (HALM-TIESSERANT-SIEBERT 1997) e uno dei casi non troppo distante dall’opera in esame, solo per l’espressione del volto e il movimento di leggera torsione del capo, è conservato al Museo Gregoriano Profano ex Lateranense (inv. 10282, VORSTER 2004, p. 172, cat. 133). Il retro della testa, scolpito in corrispondenza di un’ampia venatura rossa del marmo, presenta una forte lacuna che non permette di vedere né la parte posteriore dell’acconciatura, né tanto meno la sua lavorazione. Il retro del busto, invece, si presenta fortemente incavato e sbozzato. Come per il Satiro, il materiale del busto non è stato sottoposto ad analisi archeometriche, ma si può supporre che si tratti di marmo giallo, non necessariamente giallo antico (si veda MASTROROBERTO 2002 per esempi di erme in questo tipo litico). A giudicare da alcuni dati iconografici e dalla caratterizzazione di certuni elementi figurativi si può supporre che la copia di opere in esame sia una creazione non antica, ma che all’antico si ispira, senza comprenderlo pienamente. Si può ipotizzare una datazione al XVII- XVIII secolo, quando, parallelamente allo sviluppo delle collezioni di antichità, sia pubbliche che private, si diffuse l’uso di creare e commerciare sul mercato antiquario manufatti “all’antica” integralmente falsi, oppure frutto della combinazione di elementi di età antica e moderna (CALDELLI 2014, p. 51).

Sara Lenzi

Bibliografia

BILLI 2023

E. Billi, Arte in Sapienza. Catalogo delle opere nella Città universitaria. Prime ricerche, Roma 2023.

CALDELLI 2014

M.L. Caldelli, Forgeries carved in stone, in C. Bruun, J. Edmondson (ed. by) The Oxford handbook of Roman epigraphy, Oxford 2014, pp. 48-54.

CARRELLA ET AL. 2008

A. Carrella et al. (a cura di), Marmora pompeiana nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Gli arredi scultorei delle case pompeiane, Roma 2008.

FERRARA 2020

P. Ferrara, Studio sulle Menadi nella statuaria greca e romana, Roma 2020.

HALM-TIESSERANT-SIEBERT 1997

M. Halm-Tisserant, G. Siebert, s.v. Nymphai, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae (LIMC), VIII.1, Zurigo – Düsseldorf 1997, pp. 891-902.

HEDREEN 1994

G. Hedreen, Silens, Nymphs, and Maenads, in “The Journal of Hellenic Studies”, 114, 1994, pp. 47-69.

INSERRA 2008a

N. Inserra, E 47 erma di satiro, in CARRELLA ET AL. 2008, pp. 232-233.

INSERRA 2008b

N. Inserra, E 49 erma di satiro, in CARRELLA ET AL. 2008, pp. 233-234.

JOYCE 1997

L.B. Joyce, Maenads and Bacchantes: images of female ecstasy in Greek and Roman art, Ann Arbor 1997.

MASTROROBERTO 2002

M. Mastroroberto, Erma di Sileno, in I marmi colorati della Roma imperiale, catalogo della mostra (Roma, Mercati di Traiano, 28 settembre 2002 – 19 gen- naio 2003), a cura di M. De Nuccio, L. Ungaro, Venezia 2002, p. 385.

POCHMARSKI 1990

E. Pochmarski, Dionysischen Gruppen: eine typologische Untersuchung zur Geschichte des Stützmotivs, Vienna 1990.

SIMON 1997

E. Simon, s.v. Silenoi, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae (LIMC), VIII.1, Zurigo – Düsseldorf 1997, pp. 1108-1133.

VORSTER 2004

C. Vorster, Römische Skulpturen des späten Hellenismus und der ffaiserzeit 2. Werke nach Vorlagen und Bildformeln hellenistischer Zeit sowie die Skulpturen in den Magazinen, («Monumenta Artis Romanae » 34), Wiesbaden 2004.

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