Paesaggio con Cavaliere

cerchia di Pietro Montanini (attr.)

XVII secolo, seconda metà

dipinto a olio su tela

Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato

Provenienza: Firenze, Gallerie degli Uffizi (opera in deposito presso l’Università dal 1954)

Il Paesaggio con cavaliere e buoi (olio su tela, cm 117 x 146) entrò nella collezione della Città universitaria quasi certamente nel marzo del 1954 insieme a un nucleo di altre tre opere cedute in deposito temporaneo all’università (Billi, infra, p.). Il dipinto apparteneva originariamente alla collezione delle Gallerie degli Uffizi, come indica l’iscrizione “Uffizi 649” sull’intelaiatura del supporto, accompagnata da una seconda etichetta posizionata lungo il montante sinistro della cornice, su cui si legge “Sc. Toscana sec. XVII – Paese con contadini 649/Prot. Soprintendenza di Firenze”. La storia della provenienza del dipinto è restituita dalla scheda di catalogo delle opere degli Uffizi [Inventario 1880 – 1882 n. 1165, (III Categoria), 1880 – 1881], in cui si riporta che, prima di essere destinata all’Opera Nazionale Invalidi di Guerra di Roma (25-10-1928, data d’ingresso), la tela passò dal Palazzo degli Uffizi al Corridoio Vasariano, per essere conservata successivamente nel Magazzino degl’Occhi di Palazzo Pitti. Con molta probabilità, il Paesaggio con cavalieri e buoi, prima di essere collocato nell’edificio del Rettorato della Città universitaria, fu trasferito dall’Opera Nazionale Invalidi di Guerra ai depositi di Palazzo Venezia, luogo dal quale fu prelevato nel 1954. Nello stesso anno venne redatta la scheda di catalogo inserita nella raccolta della Galleria d’Arte Antica di Palazzo Barberini [Barberini Inv. N. 5013 (F.N. D13)], aggiornata durante una più recente campagna di catalogazione dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (OA 00252392), in cui viene registrato un intervento di restauro sul dipinto, ad opera di De Lama, datato al 1954 – con ogni probabilità eseguito in occasione dell’ingresso della tela nella collezione della Città universitaria.

La scena presenta un armonioso ritmo compositivo di chiara matrice classicista. Mentre il tronco spezzato occupa il primo piano, la massa della vegetazione degli alberi nella parte sinistra del dipinto è bilanciata dal gruppo delle nubi che nel cielo si dirigono verso la direzione opposta a quella delle fronde. Motivi figurativi desunti dalla pittura di paesaggio della seconda metà del Seicento a Roma – in particolare della produzione di Gaspard Dughet e dei suoi seguaci – sono individuabili nel gruppo di alberi dal fusto snello, nel ponte in lontananza, nel gregge di buoi con un mandriano, espedienti che permettono al pittore di enfatizzare lo scorrere dei piani. Tra gli elementi che consentono di far emergere la personalità dell’artista, sono certamente determinanti la scelta di una tavolozza di colori bruni e la resa atmosferica del cielo illuminato dalle luci rossastre dell’alba che, assorbite dalle nubi, contribuiscono al tono tenebroso della scena, già determinato dalle ampie zone in ombra del paesaggio e delle chiome degli alberi in controluce. È in questi caratteri, e nelle lumeggiature sulla figura del cavaliere e del cavallo in primo piano, che appare evidente un influsso della pittura di paesaggio di Salvator Rosa, che il nostro pittore doveva aver conosciuto direttamente.

L’analisi stilistica del dipinto della Città Universitaria permette di suggerirne la paternità a un pittore della cerchia di Pietro Montanini (Perugia 1626 – 1689), detto Pietruccio Perugino, ricordato dalle fonti come allievo di Rosa a Roma (Orlandi 1704; Pascoli 1730; Id. 1732), città dove approdò nel 1644, a soli diciotto anni, per fare ritorno definitivo a Perugia nel 1658. Inseritosi inizialmente nell’ambito della cerchia di Pietro da Cortona, Montanini venne poi a contatto con Salvator Rosa, “di cui paesi, sassi, e dirupi imitò con grande studio, introducendovi belle figurine di macchia” (Orlandi 1704) finendo per dedicarsi principalmente alla pittura di paesaggio. “Stimato nel far paesi istoriati con figure piccole” (Morelli 1683), nel corso della propria carriera Montanini verrà apprezzato presso collezionisti romani e perugini, ottenendo fama anche al di là dei confini italici, in particolare in Francia (Orlandi 1704; Lanzi 1809).

Riscoperto da Voss e Zeri, a cui si devono le prime segnalazioni di dipinti in collezione privata, siglati o firmati dall’autore (Voss 1924; Id. 1957; Zeri 1954; Id. 1959), il pittore perugino non ha goduto di grande fortuna negli studi, nonostante siano continue le aggiunte al catalogo delle opere a lui attribuite (Mancini 1978; Id. 1982; Id. 2009).

La resa del cielo e il cromatismo delle nubi permettono al Paesaggio con cavaliere e buoi di essere accostato al Paesaggio con Gesù Bambino, San Giovannino ed angeli conservato presso la Galleria Nazionale dell’Umbria (fig. 1), dove – benché la tavolozza risulti più chiara – anche il colore blu intenso delle montagne in lontananza richiama i rilievi della tela della Città universitaria. Ricorrente nella produzione di Montanini è la presenza di gruppi di alberi dal fusto esile che incorniciano la scena, e tronchi spezzati posizionati in primo piano, secondo un repertorio desunto dalle opere di Salvator Rosa, riscontrabile non solo nella tela del Rettorato, ma anche nel paesaggio perugino appena citato. Tali elementi finiscono per caratterizzare i paesi di Montanini, come si può verificare dal confronto con uno dei dipinti firmati e attribuibili con certezza al pittore perugino, conservato in collezione privata (fig. 2). Anche qui nel partito compositivo appare nuovamente ben chiara la matrice classicista romana di Montanini – emersa anche dall’analisi stilistica del dipinto della Città Universitaria – che rende i suoi paesaggi più ariosi, poco vibranti e meno espressivi rispetto a quelli del maestro Salvator Rosa.

Elisa Spataro

Galleria Fotografica Arte in Sapienza