XVII secolo, metà dipinti a olio su tela
Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato,
I quattro dipinti in esame formano una serie di inediti paesi, collocati attualmente nell’ufficio della rettrice. Le tele, munite di cornici, entrarono nella collezione della Città universitaria nell’anno 1957, secondo quanto si legge negli inventari dell’Economato (Città universitaria, Ufficio Economato, Inventari Economato, II, n. 1171), dove sono citate con i numeri di inventario da 15381 a 15384. L’intera serie fu acquistata dall’Università per la non modesta cifra di 125.000 lire. Nel documento i quadri sono indicati come «pitture su tela di Paesaggi, cornice legno», lasciando pochi dubbi sulla corrispondenza con i quattro paesi di nostro interesse. L’ubicazione delle opere, indicata nell’inventario, permette di verificare che la serie era destinata a completare l’arredo dell’ufficio del rettore. Oltre a condividere il formato ovale dello spazio pittorico, il supporto di tela rettangolare riporta le stesse misure (45×55 cm) in ognuno dei quattro dipinti. Tali dati sono indicativi della comune origine dei pezzi, concepiti nell’ambito di una produzione di bottega per il mercato. Numerosi sono i casi in cui gli inventari delle collezioni del XVII e XVIII secolo riportano gruppi di due o quattro paesini e quadrucci ovati di mano di pittori nordici (SALERNO 1976-1980, III, pp. 1121-1140). In seguito al successo e all’affermazione della pittura di paesaggio come genere autonomo, si registra infatti una considerevole presenza di serie di paesaggi di piccolo formato nelle quadrerie e nelle raccolte tanto dell’aristocrazia, quanto dei ceti meno abbienti (CAVAZZINI 2004; CAVAZZINI 2008, pp. 109-111). Sebbene la leggibilità delle tele non sia ottimale, a livello stilistico – oltre che per l’impiego di una tavolozza di colori cupi e terragni, rischiarati dai bagliori opalescenti dei cieli striati di nuvole al tramonto – è possibile accomunare i primi tre paesaggi (Fig. 1, 3) e ricondurli alla mano di un pittore fiammingo, aggiornato al gusto per la rovina maturato attraverso una possibile conoscenza dell’opera dei paesisti e ruinisti della prima metà del Seicento, che completarono la formazione a Roma prima di tornare in patria (SALERNO 1977; CAPPELLETTI 20042; DACOS 2004). Tra questi ebbe particolare successo Bartholomeus Breenbergh (Deventer 1598 – Amsterdam 1657), che lasciò l’Urbe nel 1629, per diffondere il proprio stile nei Paesi Bassi nei decenni successivi (SALERNO 1976-1980, I, pp. 240-259; CAPPELLETTI 20041; SPATARO 2020). La semplificazione delle forme geometriche degli edifici diruti nel Paesaggio costiero con rovine (Fig. 2) rimanda ad alcuni esiti della pittura del tedesco Gottfried Wals (Colonia 1600 – Calabria 1638?), che soggiornò a Roma, per spostarsi poi a Genova e Napoli (SALERNO 1976-1980, I, pp. 186-199; CAPITELLI 2004). È però improbabile un rapporto diretto con l’autore delle tre tele, considerando che la pittura di Wals si distingue per nitidezza e per l’uso di colori chiari, caratteri piuttosto lontani dallo stile del pittore anonimo dei paesi della Città universitaria. Di maggiore interesse dal punto di vista compositivo è il Paesaggio con arco e viandante (Fig. 3), dove più felice è la resa degli effetti luministici rispetto ai due tenebrosi paesaggi costieri (Fig. 1, 2). Qui la luce del tramonto penetra attraverso l’arco in pietra, illuminando le pareti rocciose dello sperone che domina la scena e, guidando lo sguardo lungo la superficie delle rocce, rivela una maggiore sensibilità per lo studio degli elementi naturalistici, che è invece carente nelle due precedenti tele descritte. Il Paesaggio costiero con rovine (Fig. 4) è in uno stato di conservazione migliore rispetto agli altri tre dipinti. Attribuibile a una mano diversa, presenta però un impianto compositivo simile a quello dei primi due paesaggi marini (Fig. 1, 2): gli edifici sono collocati a un lato della scena e la vista si apre sull’orizzonte, che viene segnalato in lontananza dalla presenza di una torre su un promontorio, elemento costante in tutta la serie. Il gusto per le rovine è nuovamente riconducibile a un pittore di area nordica, probabilmente fiamminga, che con pennellate rapide definisce i contorni di un gruppo di edifici antichi in rovina lungo la costa, in una veduta di invenzione.
Benché lo stato di conservazione delle tele non consenta valutazioni più accurate, è possibile affermare che la qualità dei quattro dipinti è piuttosto modesta, frutto di una produzione seriale, originariamente destinata alla vendita nelle botteghe per pochi scudi.
Elisa Spataro
Bibliografia
CAPITELLI 2004
G. Capitelli, Gottfried Wals, in TREZZANI 2004, pp. 380-382.
CAPPELLETTI 2004
F. Cappelletti, Bartholomeus Breenbergh, in TREZZANI 2004, pp. 247-49.
CAPPELLETTI 2004
F. Cappelletti, Dal gabinetto delle meravi- glie al sistema decorativo, passando per il mercato. I pittori nordici e la pittura di paesaggio a Roma nella prima metà del Seicento, in TREZZANI 2004, pp. 199-211.
CAVAZZINI 2004
P. Cavazzini, La diffusione della pittura nella Roma di primo Seicento: collezio- nisti ordinari e mercanti, in “Quaderni Storici”, XXXIX, 116 (2), 2004, pp. 353-374.
CAVAZZINI 2008
P. Cavazzini, Painting as Business in ffarly Seventeenth-century Rome, University Park (Pennsylvania) 2008.
DACOS 2004
N. Dacos, Paesaggisti nordici in Italia, in TREZZANI 2004, pp. 155-163.
SALERNO 1976-1980
L. Salerno, Pittori di paesaggio del Seicento a Roma, 3 voll., Roma 1976-1980.
SALERNO 1977
L. Salerno, Artisti nordici dopo il 1ł20: il rovinismo, in Id., Pittori di paesaggio del Seicento a Roma, I, Roma 1977, pp. 218- 295.
SPATARO 2020
E. Spataro, La vita e l’attività dei pittori di paesaggio a Roma, A.D. 1ł29, in J. Blanc,
M. Osnabrugge (a cura di), Roma 1ł29: una microstoria dell’arte, Roma 2020,
pp. 93-105.
TREZZANI 2004
L. Trezzani (a cura di), La pittura di paesag- gio in Italia. Il Seicento, Milano 2004.



