L’Italia tra le arti e le scienze

Mario Sironi

(Sassari 1885 – Milano 1961)

1935

dipinto murale, affresco con finiture a secco

Roma, Città universitaria,

edificio del Rettorato, Aula Magna

Il murale si colloca nella stagione della “grande decorazione” che caratterizza la produzione di Sironi negli anni Trenta e nei primi anni Quaranta, de- dicata con tormentata passione alle opere in scala monumentale, realizzate come complemento essenziale delle nuove architetture, spesso in sodalizio con Marcello Piacentini. Esse sono destinate a edifici di pubblica utilità e svolgono una funzione sociale, educativa, traducendo in immagine l’ideologia fascista, mai in forma di illustrazione propagandistica ma affidando allo stile austero e sintetico il messaggio civile e morale. In partico- lare, la pittura murale è definita dall’artista «pittura sociale per eccel- lenza» (SIRONI 1933, p. 6) per l’immediatezza con cui raggiunge l’immaginazione popolare. Il murale fu commissionato a Sironi da Piacentini; riveste l’intera “abside” dell’Aula Magna e insiste su una controparete curva in profilati di ferro e tavelle in laterizio, importante elemento funzionale alla qualità acustica della sala, il cui studio era affidato all’architetto Gaetano Minnucci. L’impianto compositivo è bizantineggiante per la risoluzione frontale, la mancanza di prospettiva e l’isolamento delle figure in uno spazio astratto. La spazialità è connotata da rigore e ordine, le forme geometriche sono solide come sculture, la cromia ora sobria ora accesa. Molti i riferimenti all’arte dei Primitivi e ai maestri del Rinascimento, da Antelami a Giotto, da Masaccio a Luca Signorelli (BILLI 2021), interpretati in chiave moderna attraverso il filtro della monumentalità del Novecento e delle stranianti atmosfere della Metafisica, memori altresì delle espe- rienze internazionali cubiste ed espressioniste. La figura dell’Italia grandeggia al centro, con funzione di fulcro e raccordo della rappresentazione. Verso di lei convergono da sinistra le Scienze naturali – Astronomia, Geologia, Mineralogia, Botanica – e da destra le Arti: Letteratura, Filosofia, Giurisprudenza, Architettura, Scultura, Pittura. Le allegorie rimandano anzitutto agli insegnamenti e agli edifici che costituivano il nucleo della nuova Città universitaria. Un riferimento specifico al Rettorato, e omaggio al suo autore- vole progettista, è contenuto nell’Architettura, rappresentata come una figura femminile seduta, curva su un grande foglio bianco su cui appoggia il compasso: ai suoi piedi sta il modello dell’edificio-simbolo della nuova Università, riconoscibile dal pronao e dalla gradinata di raccordo con la piazza. In prossimità dell’Archi- tettura si collocano la Pittura, individuata come pittura murale, e la Scultura, statua essa stessa, nell’atto di stringere tra le mani un pesante mar- tello. Il muro di blocchi squadrati dietro queste figure rimanda al vivace dibattito sul rapporto architettura-arti figurative di cui Sironi fu protagonista: la decorazione pittorica e scultorea non è mai esornativa, ma è parte essenziale dell’architettura, svolge un compito di cui l’artista avverte tutta la responsabilità, traendone un profondo motivo di soddisfazione. Come scrive nel 1934: «non può esistere gloria più grande per uno scultore di aver creato un’opera veramente valida, perfettamente a posto in una facciata, in un inquadra- mento architettonico, così come non c’è maggior premio per un pittore di una grande e significativa parete» (SIRONI 1934, p. 39). Il muro allude inoltre al vasto piano di nuove costruzioni che andava trasformando l’aspetto della Roma ottocentesca con moderni edifici di pubblica utilità, tra cui la nuova Città universitaria. Nel registro inferiore della vela sinistra, il Sapere, fulcro concettuale del murale, è una fiammella accesa contro l’oscurantismo che relega un’umanità deforme e animalesca nel buio di una caverna. Il messaggio si sviluppa sulla parete centrale dove la fiammella divampa generando una nuova umanità rappresentata da due giovani nudi che guardano in alto alla Vittoria. Sulla superficie di fondo si condensano la storia e il messaggio politico – passato, presente e futuro – organizzati intorno alla figura femminile abbigliata all’antica che personifica l’Italia e dunque Roma, perché per il fascismo Roma era sinonimo di Italia, di impero e di civiltà, e sull’identificazione fra l’antica Roma e la nuova Italia basava la propria ambizione ad essere il partito destinato alla rinascita della nazione e alla conquista di un nuovo impero. L’Italia porta sul capo la corona turrita e nella mano sinistra impugna la spada rivolta verso il basso, richiamando le tipologie romane di epoca imperiale. Dalla gloriosa civiltà romana, il sapere si trasmette alle nuove generazioni, materializzato nel libro che l’Italia, lo Stato, consegna a un giovane universitario fascista. Al mondo della romanità, nell’interpretazione  “addomesticata” che il duce volle darne, appartengono i portatori di insegne, l’aquila e, emblematicamente in asse col simbolo della nazione, un grande fascio littorio con la data dell’era fascista, l’anno XIV. Attinto al repertorio dell’età augustea è anche l’arco a un solo fornice che reca nell’attico la stilizzata sagoma di un condottiero nell’atto del saluto romano. Ma il vero messaggio politico, quello volto al futuro, è affidato al gruppo della Geografia, posto in primo piano ai piedi dell’Italia, fronteggiato dalla Storia e sormontato dalla Vittoria guer- riera che irrompe a spada sguainata entro un alone di luce bianca: mentre l’esecuzione del murale era ancora in corso, aveva inizio la guerra in Etiopia, preludio alla politica espansionistica del regime. La preziosa quantità di disegni preparatori su carta di dimensioni e tipo diversi, a grafite e a matita nera, a inchiostro e a tempera fino ai grandi cartoni policromi, documenta la lunga fase progettuale e rivela la volontà precisa dell’artista di affrontare il tema nei minimi dettagli. Sironi dipinge in pochi mesi 140 metri quadrati circa, iniziando con grande ritardo nell’estate del 1935. Nell’esecuzione procede dall’alto per fasce orizzontali lungo le tre superfici contigue lavorando fino all’ultimo momento, forse senza completare del tutto l’opera. Nel cantiere ha l’aiuto di un manovale, ma le ricerche condotte in occasione del restauro hanno individuato anche la collaborazione del promettente artista Arturo Peyrot, allievo dell’Accademia di Belle Arti di Roma, forse incaricato da Sironi delle prime stesure ad affresco. Trascorrono pochi anni e nel mutato clima politico del dopoguerra il murale viene occultato da una carta chiara documentata dalle fotografie scattate in occasione del V Congresso del Partito Comunista (dicembre 1945 – gennaio 1946) e del XXV Congresso del Partito Socialista (PSIUP) nel gennaio 1947. Si apre da questo momento la sofferta storia conservativa del murale: tra il 1947 e il 1950, infatti, i rettori Caronia e a seguire Cardinali cercano una sostituzione del dipinto degna dell’importanza del luogo. Vengono quindi istituite una prima e poi una seconda commissione di cui fanno parte personalità di rilievo tra gli storici dell’arte dell’Ateneo (Pietro Toesca, Mario Salmi), gli architetti (tra cui lo stesso Piacentini), gli artisti (Carlo Siviero, già restauratore di pitture murali, pittore e uomo delle istituzioni). A evidenza i tempi non permettevano la conservazione dell’opera così come concepita da Sironi. I lavori della prima commissione si concludono con l’apposizione di una nuova carta, ma nel 1950, con la seconda, si decide di mantenere il dipinto attraverso un’operazione di “restauro”. Un’estesa ridipintura a tempera nasconderà i riferimenti espliciti al regime ma altererà sistematicamente la fisionomia delle figure e la cromia di gran parte della superficie, restituendo all’Ateneo un’opera epurata sì dell’identità fasci- sta, ma anche depauperata del valore artistico originario. Nella decisione svolgono un ruolo chiave Carlo Siviero e Marcello Piacentini che con accenti enfatici comunicherà l’avvenuto “salvataggio” del murale all’artista, che non tornerà mai a rivederlo. L’esecutore materiale della ridipintura, di fatto una censura, è Alessandro Marzano, giovane pittore barese trasferitosi a Roma nel 1937, introdotto da Carlo Siviero; il suo lavoro è giudicato dall’Università di piena soddisfazione. Il problema dell’autenticità dell’opera, documentata nello stato originario da rare fotografie dell’epoca, è sollevato nel catalogo della mostra 1935. Gli artisti nell’università e la questione della pittura murale che include testi critici di carattere storico-artistico e tecnico-scientifico. L’attenzione torna sul murale in occasione di due convegni dedicati dall’Università alla Conservazione e restauro nell’arte contemporanea (1994 e 1997) nei quali si presentano anche i primi risultati delle campagne diagnostiche condotte sull’opera. Da queste occasioni di studio e confronto prende forma la riflessione sull’opportunità e la possibilità di “svelare” il murale rimuovendo la ridipintura del 1950, riflessione che ha trovato concretezza con il restauro ultimato nel 2017 e presentato in occasione delle celebrazioni per gli ottanta anni della Città universitaria (Sironi svelato 2017).

Eliana Billi, Laura D’Agostino

Bibliografia

1935. Gli artisti nell’università 1985

1935. Gli artisti nell’università e la questione della pittura murale, catalogo della mostra (Roma, Università degli studi di Roma “La Sapienza”, Palazzo del Rettorato, 28 giugno – 31 ottobre 1985), a cura di S. Lux, E. Coen, Roma 1985.

BILLI 2021

E. Billi, Sironi e l’affresco: le verità della materia nello sguardo alla tradizione, in “Domus sapienter staurata”. Scritti di storia dell’arte per Marina Righetti, a cura di A.M. D’Achille, A. Iacobini, F.P. Pistilli, Roma 2021, pp. 816-829.

BILLI, D’AGOSTINO 2020

E. Billi, L. D’Agostino, Sul restauro del murale di Sironi: notazioni storico-critiche e di metodo, in “Palladio. Rivista di Storia dell’Architettura e Restauro”, n.s. XXX,

DI GIACOMO2020

G. Di Giacomo, Arte e politica nell’opera di Mario Sironi, in “Palladio. Rivista di Storia dell’Architettura e Restauro”, n.s. XXX, 59-60 (gennaio – dicembre 2017),

2020, pp. 183-192.

MARGOZZI 2004

M. Margozzi, L’Italia tra le Arti e le Scienze, in Sironi: La grande decorazione 2004, pp. 318-335.

Mario Sironi 2014

Mario Sironi 1885-19ł1, catalogo della mostra (Roma, Complesso del Vittoriano, 4 ottobre 2014 – 8 febbraio 2015), a cura di E. Pontiggia, Milano 2014.

PONTIGGIA 2015

E. Pontiggia, Mario Sironi. La grandezza dell’arte, le tragedie della storia, Milano 2015.

SIRONI 1933

M. Sironi, Manifesto della pittura murale, in “La Colonna”, dicembre 1933, pp. 6-7.

SIRONI 1934

M. Sironi, Uno scultore. Arturo Martini, in “La rivista illustrata del Popolo d’Italia”, XII, 8, 1934, pp. 33-40.

Sironi svelato 2017

Sironi svelato. Il restauro del murale della Sapienza, catalogo della mostra (Roma, Città universitaria, Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, 23 novembre 2017 – 21 gennaio 2018), a cura di E. Billi, L. D’Agostino, Roma 2017.

Galleria Fotografica Arte in Sapienza