Giuseppe Gambarini
(Bologna 1680 – Casalecchio di Reno 1725)
1713-1720 circa dipinto a olio su tela
Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato
Al centro del dipinto il Bambino Gesù, adagiato in una mangiatoia, viene mostrato dalla Vergine Maria ai tre pastori accorsi ad adorarlo. San Giuseppe, sulla sinistra, rivolge an- ch’egli lo sguardo verso il Bambino, che con la sua luce illumina la scena. Al di sopra dei personaggi, due puttini si librano in volo. L’opera è attribuita in questa sede a Giuseppe Gambarini, sulla scorta di un altro dipinto dell’artista di mede- simo soggetto (Fig. 1), attualmente nella collezione Molinari Pradelli a Marano di Castenaso, nei pressi di Bologna (Raccolta Molinari Pradelli 1984; Barocco Italiano 1995). Si tratta di una replica di dimensioni più piccole (95,5×114,5 cm) che presenta alcune varianti rispetto al dipinto della Sapienza: sulla sinistra la figura di San Giuseppe è in atteggiamento meditativo e, date le minori dimensioni, ne consegue uno spazio ridotto tra i due putti in alto e le figure. Lo stato conservativo dell’opera bolo- gnese, decisamente migliore, offre una maggiore leggibilità dello sfondo e soprattutto permette di apprezzare maggiormente le qualità luministiche dell’opera. Il discreto livello qualitativo del dipinto della Sapienza, tuttavia, induce a pensare che si tratti della stessa mano. Giuseppe Gambarini dopo una prima formazione a Bologna presso la bottega di Lorenzo Pasinelli e in seguito di Benedetto Gennari, nipote del Guercino, esordì come figurista per decorazioni prospettiche collaborando con il quadraturista Marcantonio Chiarini, assieme al quale operò a Bergamo (1698) e a Vienna (1709), dove affrescò un soffitto nel palazzo del principe Eugenio di Savoia. Rientrato in patria collaborò alla decorazione della galleria di Palazzo Bonaccorsi a Macerata (1710 ca.) e nel 1712-1713 si recò a Roma, dove lavorò con Pompeo Aldovrandini e Stefano Orlandi alla realizzazione di alcune quadrature per la chiesa della nazione bolognese, Santi Giovanni Evangelista e Petronio. A giudicare da un significativo cambiamento nell’opera di Gambarini, durante il soggiorno romano il pittore ebbe modo di approfondire la pittura di genere, che nell’Urbe aveva avuto notevole consenso, a partire dai bamboccianti. Dopo gli anni romani, infatti, Gambarini si dedicò alla rappresentazione di scene popolari e umili, per le quali viene principalmente ricordato. Accanto all’influsso della pittura bambocciante, nella produzione dell’artista bolognese si scorge anche il naturalismo della pittura di Crespi, che però cede il passo a una minore concretezza e capacità espressiva (SESTIERI 1988; ROLI 1989). L’Adorazione dei pastori e la sua replica, tra le poche opere di carattere sacro rimasteci del pittore, si datano quindi agli anni successivi al soggiorno romano, nel periodo in cui Gambarini, tornato a Bologna, iniziò a dedicarsi alla pittura di genere. I volti dei personaggi, dalla Vergine ai pastori, tradiscono una certa ferialità e semplicità così come i dettagli legati alla vita quotidiana della cesta con le uova, tenuta dalla pastorella, il flauto in mano al personaggio di destra o la cesta con le colombe poggiata sul pavi- mento. La luce che illumina gli astanti con una forza quasi abbagliante (certamente più godibile nella versione bolognese) proviene dal Bambino Gesù che la Vergine mostra ai pastori scostando il lenzuolo nel quale era avvolto. L’iconografia è, come noto, di lontana ascendenza correggesca: la cosiddetta “Notte”, tra l’altro, si trovava allora nella vicina Modena, nella collezione estense. Iconografia questa che è stata ripresa, tra i tanti, anche da Guido Reni e Carlo Maratta in opere che forse Gambarini può aver visto durante il suo soggiorno romano. Non è noto come il dipinto sia entrato nelle collezioni della Sapienza, sebbene possa essere inserito tra le opere in deposito a partire dal 1954 (BILLI, infra, p. 93). Anche del quadro bolognese non si conosce la storia collezionistica: apparso sul mercato antiquario, è entrato a far parte della collezione del direttore d’orchestra Francesco Molinari Pradelli negli anni Novanta del secolo scorso, aggiungendosi così a una delle più importanti collezioni bolognesi, comprendente soprattutto opere del Sei e del Settecento.
Silvia Mezzera
Fig. 1. Marano di Castenaso (BO), collezione Molinari Pradelli, Giuseppe Gambarini, Adorazione dei pastori, 1713-1720 ca.
Bibliografia
Barocco Italiano 1995 SOSTITUIRE
Barocco Italiano. Due secoli di pittura nella raccolta Molinari Pradelli, catalogo della mostra (Mantova, Palazzo Te, 12 aprile – 12 giugno 1995), a cura di
F. Molinari Pradelli, E. Riccomini, Milano 1995.
Raccolta Molinari Pradelli 1984