Manifattura Martinot (attiva a Parigi dalla fine del XVI secolo all’ultimo quarto del XVIII secolo)
XVIII secolo, inizi
manufatto in legno impiallacciato in tartaruga, bronzo dorato, smalto bianco, vetro
Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato
L’orologio da mensola conservato nel Rettorato è stato rintracciato nell’inventario dell’Economato del 28 aprile 1954, dove è descritto come: «grande orologio in tartaruga e bronzi (francese)» (Città universitaria, Ufficio Economato, Inventari Economato, II, n. 413). La cassa dell’orologio del Rettorato è realizzata in legno impiallacciato in tartaruga ed è sorretta da quattro peducci lavorati a riccio. La forma della cassa corrisponde ad un parallelepipedo rastremato verso l’alto e leggermente curvilineo. Si tratta della foggia tipica del primo Settecento, fondamentale momento di evoluzione dello stile verso le nuove forme che contraddistinguono pienamente il periodo Luigi XIV. La cassa presenta la medesima tipologia costruttiva della pendola conservata presso la Bibliothèque municipale di Versailles (KJELLBERG 1997, p. 42, fig. a), o dell’orologio di Jacques Panier, ora nella collezione del Palazzo del Quirinale di Roma (Fig. 1): entrambi i manufatti sono ascrivibili entro il primo quarto del XVIII secolo. Per quanto concerne l’apparato decorativo, i profili della cassa sono impreziositi da foglie d’acanto in bronzo dorato, motivi particolarmente im- piegati all’inizio del XVIII secolo. La figura alata con la tromba e la palma, posta sulla cimasa a padiglione, è un motivo estremamente presente nelle decorazioni fra la fine del XVII e gli inizi del XVIII e generalmente nota come Fama tubicina. Un’anticipazione del tema figura sulla pendola di Jacques Cogniet – orologiaio attivo a Parigi fra il 1685 fino alla sua morte nel 1713 – posta a coronamento di una struttura di cassa ancora pienamente rettangolare, ma che già presenta tutti i motivi Luigi XIV; in questo caso la Fama non reca la palma, ma l’aquila imperiale romana (KJELLEBERG 1997, p. 37, fig. a). Nella pendola firmata Thurel, anch’essa conservata presso il Palazzo del Quirinale e che già anticipa lo stile Luigi XV, è presente questo motivo come in molti altri esempi cronologicamente ascrivibile al primo quarto del nuovo secolo (Fig. 2). Frontalmente, attraverso il vetro dell’orologio del Rettorato, è possibile notare la presenza di un’applique raffigurante un mascherone collocato al centro di un sole, allusione simbolica a Luigi XIV. Il quadrante, caratterizzato da parti in smalto bianco in corrispondenza delle ore, coincide con la tipologia detta a cartouche, propria del primo Settecento. Infine, relativamente al costruttore del nostro orologio, la scritta «Martinot, Paris», collocata nella parte inferiore della cassa, consente di fare riferimento ad una delle più importanti famiglie francesi di orologiai reali. Probabilmente l’assenza di indicazioni sul nome proprio del costruttore è dovuta alla circostanza commerciale che il manufatto possa essere stato realizzato nel periodo nel quale Gilles e suo fra- tello Balthazar Martinot si associarono in una attività imprenditoriale familiare in essere già dal 1692.
Marco Lattanzi