Ninfa

II secolo d.C.

scultura in marmo bianco, possibile marmo lunense

Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato

Provenienza: Roma, Museo Nazionale Romano (opera in deposito presso l’Università dal 1954)

La scultura, mancante della testa e di parte delle braccia, e con forti abrasioni in particolare nella metà inferiore, mostra una figura femminile, dal torso nudo, con forme morbide e appena accennate, giovanili. Il peso è poggiato sulla gamba sinistra, stante, mentre quella destra è flessa e leggermente piegata verso l’interno. La veste, che avvolge parzialmente i fian- chi e interamente le gambe, ricade verticalmente dall’altezza dell’inguine in pieghe rigide, lasciando scoperti i piedi, che poggiano su una base di forma ovale. In corrispondenza del punto in cui doveva annodarsi l’himation, è scolpita una conchiglia con un foro centrale (oggi chiuso ma ancora visibile sul retro della scultura), da cui in origine doveva scorrere l’acqua. La lavorazione della parte posteriore della statua, in particolare per le pieghe della veste, è piuttosto piatta. Nonostante il modello iniziale per questo tipo di sculture sia da ricondurre ad immagini di Afrodite, con particolare riferimento al tipo dell’Anadiomene, la presenza della conchiglia rimanda invece a figure di ninfe: dall’età ellenistica, infatti, è attestata la variante del tipo originale della Venere, con l’aggiunta di una conchiglia (DE LACHENAL 1981, p. 151), che permette di identificare quindi la nostra scultura come una generica ninfa, probabilmente inserita in un ninfeo e utilizzata come fontana (KAPOSSY 1969, pp. 12-14). Per quanto riguarda il suo contesto di ritrovamento, è registrata la notizia della sua provenienza da Terracina, dove fu scoperta nel 1890, durante gli scavi per la ferrovia Terracina- Velletri. Nel dicembre 1891 furono traslati a Roma i pezzi più pregevoli tra quelli rinvenuti, ma solamente questa scultura, proveniente da un edificio riconosciuto come un ninfeo (DE ROSSI 1987), fu dotata di numero di inventario ed esposta nel Chiostro di Michelangelo nelle Terme di Diocleziano (PARIBENI 1920, p. 101, n. 238), giungendo poi nell’Univer- sità nel 1954 (BILLI, infra, pp. 96-97). Del luogo di rinvenimento dell’opera riferiva Borsari: «La primitiva costruzione, spettante a sontuoso ninfèo di qualche villa (come è provato dalla presenza delle nicchie, tutt’altro che di carattere sepolcrale, dai tubi fittili e più ancora dalle sculture quivi rinvenute) fu nei bassi tempi alterata con nuove opere, e ridotta ad uso di sepolcro, nel quale dovevano depositarsi i cadaveri per un foro praticato attraverso la volta. Tra queste rovine si scoprirono i marmi seguenti – Torso di statua virile, maggiore del vero, rappresentante un personaggio avvolto nella toga. […] Statua di Venere, di grandezza naturale, acefala e priva del braccio destro, del piede sini- stro e di parte del destro. Statua di ninfa, nuda dal mezzo in su, con una conchiglia sul davanti, servita per decorazione di ninfèo, come è provato da un foro che attraversando la statua viene a comunicare colla conchiglia. […] Busto virile acefalo, di dimen- sioni ordinarie. Testa femminile di grandezza naturale, di buon lavoro, con acconciatura del tempo dei Flavii. Metà inferiore di statuetta femminile, ricoperta da veste dalla vita ai piedi» (BORSARI 1891, p. 233). Oltre a queste sculture e ad alcuni frammenti di decorazione architettonica, è di notevole interesse il ritrovamento nel medesimo contesto di una base per statua, non inventariata e riscoperta solo recentemente nei giardini delle Terme di Diocleziano, con dedica a Cn. Octavio Ulpiano, da parte del padre Phainus. Questi personaggi erano appartenenti ad una famiglia di Terracina, della quale sono state rinvenute almeno tre testimonianze epigrafiche riconducibili al periodo a cavallo tra I e II secolo d.C., com- presa la base di statua menzionata (CASSIERI ET AL. 2016). A questo periodo e al ninfeo terracinese dovette quindi appartenere la nostra Ninfa (ritenuta perduta in CASSIERI ET AL. 2016), che, nonostante la mancanza quasi totale delle braccia, doveva trovare confronto con altre immagini di ninfe che reggono conchiglie (HALM-TISSERANT,  SIEBERT  1997,  p. 893, nn. 13-17), come suggerisce il suo braccio sinistro flesso leggermente in avanti. Rappresentazioni simili sono rintracciabili nella statuaria a tutto tondo, ad esempio a Istanbul e Sparta, oltre che a Ostia e Timgad: negli ultimi due casi, la conchiglia è anche posta verticalmente, come nel nostro esemplare (KAPOSSY 1969, pp. 12-14; HALM-TISSERANT, SIEBERT 1997, p. 893). Uno dei confronti principali, per la resa della parte inferiore della veste, si rintraccia in una scultura conservata nei giardini delle Terme di Diocleziano e senza numero di inventario (DE LACHENAL 1981), da- tabile verosimilmente alla prima età imperiale e comunque entro la metà del II secolo d.C.: in questo caso l’incasso all’altezza dell’inguine, forse per ospitare una conchiglia, rimanda comunque ad una originaria identifi- cazione come ninfa. Altre raffigurazioni comparabili sono presenti nella pittura pompeiana (SAMPAOLO 1997, pp. 271-274) e in un rilievo di età antonina da Ischia, oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli  (ADAMO  MUSCETTOLA  2002, pp. 53-55). A differenza di alcune di queste raffigurazioni, sembrano mancare sulle spalle dell’esemplare della Sapienza le ciocche di capelli ricadenti, facendo così pensare, originariamente, ad un tipo di acconciatura raccolta.

Sara Lenzi

Bibliografia:

ADAMO MUSCETTOLA 2002

S. Adamo Muscettola, Gli ex-voto alle ninfe di Ischia: la parabola di un culto marginale, in “Rivista dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte”, 57, 2002, pp. 37-61.

BORSARI 1891

L. Borsari, Terracina. Avanzi di edificii di età romana, e sculture scoperte presso la stazione della strada ferrata, in “Atti della R. Accademia dei Lincei. Memorie della Classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche”, s. IV, 288, 9, 1891, pp. 232-235.

CASSIERI ET AL. 2016

N. Cassieri et al., Cn. Octavius Phainus, un “notabile” di Terracina ritrovato, in “Lazio e Sabina”, 10, Atti del convegno (Roma, 4 – 6 giugno 2013), a cura di G. Ghini et al., Roma 2016, pp. 257-263.

DE LACHENAL 1981

L. De Lachenal, Frammento di statua di ninfa semipanneggiata, in A. Giuliano (a cura di), Museo Nazionale Romano. Le sculture, Roma 1981, pp. 150-151.

DE ROSSI 1987

G.M. De Rossi, Documentazione d’archivio. Anzio e Terracina, in “Bollettino del Lazio Meridionale”, 12, 1987, pp. 19-39.

HALM-TISSERANT, SIEBERT 1997

M. Halm-Tisserant, G. Siebert, s.v. Nymphai, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae (LIMC), VIII.1, Zurigo – Düsseldorf 1997, pp. 891-902.

KAPOSSY 1969

B. Kapossy, Brunnenfiguren der hellenistischen und römischen Zeit, Zurigo 1969.

PARIBENI 1920

R. Paribeni, Le terme di Diocleziano e il Museo nazionale romano, Roma 1920.

SAMPAOLO 1997

V. Sampaolo, VII 7, 10. Casa di Romolo e Remo, in Pompei pitture e mosaici, VII, Milano 1997, pp. 258-276.

Galleria Fotografica Arte in Sapienza