Dioniso

I-II secolo d.C.

scultura marmo bianco a grana fine Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato

Provenienza: Roma, Museo Nazionale Romano (opera in deposito presso l’Università dal 1954)

La figura maschile si presenta mancante della testa, delle braccia, del pene e della parte inferiore delle gambe. Profonde abrasioni corrono su tutta la superficie di questa scultura, le cui parti a rilievo risultano pertanto fortemente appiattite. Il torso è leggermente piegato lateralmente e caratterizzato da forme morbide, giovanili, con masse muscolari poco evidenziate. La gamba destra sembra sostenere il peso del corpo, mentre la sinistra è flessa in avanti. Nonostante la perdita delle braccia, la posizione delle spalle permette di supporre il movimento verso l’alto del braccio destro, leggermente piegato in avanti e recante la traccia di un puntello. L’impostazione del collo sembra suggerire una lieve torsione della testa verso sinistra. Tutti questi elementi, oltre alla presenza dell’ormai rovinata pelle ferina appuntata sulla spalla destra e le lunghe ciocche di capelli che scendono sulle spalle, rimandano alle immagini di Dioniso che riprende il tipo statuario dell’Apollo Liceo (SCHRÖDER 1989). Sul retro la pelle ferina risulta molto abrasa. Possibili confronti per la presenza del puntello, le morbide forme giovanili e la posizione degli arti possono essere rintracciati nel cosiddetto Dioniso di Versailles (SCHRODER 1989, p. 126, tav. VI, B2). Manca invece qualunque elemento che possa far supporre l’appartenenza di questa scultura ad un gruppo statuario, quale quello di Dioniso sorretto da un satiro o da un sileno, come nel caso del gruppo conservato nella collezione Torlonia e datato alla metà del II secolo d.C., facendo piuttosto pensare ad una raffigurazione del dio da solo, senza altri personaggi del suo corteggio (POCHMARSKI 1990, p. 45). Nel documento di richiesta di concessione in deposito delle opere dal Museo Nazionale Romano all’Università, del 20 ottobre 1954 questa scultura è indicata come «torso di Dioniso con pelle ferina» (BILLI 2023 p. 96). Dalla scheda presente nell’Ufficio Catalogo del museo, si evince che il Dioniso proviene da «lavori del Tevere», senza maggiori specificazioni (Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo, Servizio inventario e catalogo, scheda n. inv. 768). Il pessimo stato di conservazione delle parti a rilievo e, in generale, delle condizioni della superficie, rendono difficile qualsiasi ipotesi di datazione, che comunque non sembra andare oltre il II secolo d.C., anche per il modellato anatomico poco dettagliato e la resa sommaria dei muscoli del collo.

Sara Lenzi

Bibliografia

BILLI 2023

E. Billi, Arte in Sapienza. Catalogo delle opere nella Città universitaria. Prime ricerche, Roma 2023, p. 93.

SCHRÖDER 1989

S.F. Schröder, Römische Bacchusbilder in der Tradition des Apollon Lykeion. Studien zur Bildformulierung und Bildbedeutung in späthellenistischrömischer Zeit, Roma 1989.

POCHMARSKI 1990

E. Pochmarski, Dionysischen Gruppen: eine typologische Untersuchung zur Geschichte des Stützmotivs, Vienna 1990.

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