Rotuli dei lettori dell’Archiginnasio

Fig. 1. Rotulo dei lettori dell’Archiginnasio della Sapienza composto sotto il pontificato di Innocenzo X Pamphilj

1648

pergamena dipinta

Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato

Provenienza: Roma, Archivio di Stato (opera riconsegnata all’Università Sapienza nel 1952)

Fig. 2. Rotulo dei lettori dell’Archiginnasio della Sapienza composto sotto il pontificato di Clemente XI Albani

1701

pergamena dipinta

Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato

Provenienza: Roma, Archivio di Stato (opera riconsegnata all’Università Sapienza nel 1952)

Fig. 3. Rotulo dei lettori dell’Archiginnasio della Sapienza composto sotto il pontificato di Benedetto XIV Lambertini

1751

pergamena dipinta

Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato

Provenienza: Roma, Archivio di Stato (opera riconsegnata all’Università Sapienza nel 1952)

Fig. 4. Rotulo dei lettori dell’Archiginnasio della Sapienza composto sotto il pontificato di Pio VI Braschi

1787

pergamena dipinta

Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato

Provenienza: Roma, Archivio di Stato (opera riconsegnata all’Università Sapienza nel 1952)

Il 5 maggio 1952 furono riconsegnati all’Università dall’Archivio di Stato di Roma quattro rotuli in pergamena in seguito incorniciati e tutt’oggi esposti negli ambienti del Rettorato (ASR, Inventario del Fondo Cimeli, 1973). Le cornici furono pagate 45.000 lire ciascuna il 5 marzo 1954 (Città universitaria, Ufficio Economato, Inventario Economato, II, n. 360). Si tratta dei documenti ufficiali in cui veniva presentato l’elenco dei professori dell’Archiginnasio romano accanto alle rispettive materie, con indicata la provenienza geografica e, dal 1563, il compenso che variava in base alle ore di lavoro e all’anzianità di servizio. Si conservano in totale 59 rotuli che, fatta eccezione per gli esemplari in Sapienza, si trovano quasi per intero nel Fondo Cimeli dell’Archivio di Stato e sono stati integralmente trascritti e pubblicati (CONTE 1991). Furono prodotti dal 1514 al 1787 con cadenza irregolare, ogni anno fino alla seconda metà del Seicento, successivamente in occasione dell’insediamento del nuovo pontefice, dal quale il rettore si recava per far sottoscrivere la lista. I rotuli, denominati anche “ruoli”, erano così chiamati perché venivano avvolti ad un’asta retta, durante la lettura pubblica che si teneva all’inizio dell’anno accademico il 18 ottobre, giorno dedicato a San Luca, dall’addetto incaricato di indicare ai professori le rispettive aule. Nel corso del Seicento questa funzione venne a mano a mano sostituita da bandi a stampa, più pratici ed economici (CONTE 1992, p. 189), ma continuò la prassi di presentare la pergamena al papa. La forma doveva dunque adattarsi alla finalità cerimoniale e così la struttura ricorrente con lo stemma papale in alto, l’elenco vero e proprio nella parte centrale e in basso lo spazio per la firma autografa del pontefice, era arricchita, sin dagli esemplari più antichi da motivi ornamentali di diverso tipo, a volte impreziositi da dorature. Rappresentando in molti casi l’unica fonte ad indicare i nomi dei docenti universitari, i documenti sono stati finora considerati in prevalenza per l’alta importanza storica e, tranne rare eccezioni (PAMPALONE 2015, PAMPALONE 2018), scarsamente indagati per il valore artistico. Sebbene si tratti di un prodotto “minore”, l’apparato iconografico formato dalle elaborate cornici che inquadrano ed arricchiscono l’elenco dei docenti, è spesso di notevole pregio e permette di tracciare l’evoluzione stilistica degli ornati attraverso i secoli.

La pergamena più antica in possesso della Sapienza (CONTE 1991, pp. 301- 304), è anche quella con maggiori mancanze, colmate, come avvenne per molti esemplari conservati nel Fondo Cimeli, prima del 1740, da un inserto cartaceo su cui sono stati tracciati ad inchiostro i contorni della figurazione perduta (Fig. 1). Quest’esemplare fu eseguito nel 1648 sotto il pontificato di Innocenzo X Pamphilj, il cui stemma compare come di consueto sulla sommità, ripreso dai simboli araldici dei gigli e delle colombe al di sopra delle partiture centrali. Tutt’intorno corre una cornice arcaizzante a girali vegetali popolati da uccelli e intercalati da medaglioni con figure di santi e animali, insieme a motti latini.

Il secondo rotulo reca invece l’emblema di Clemente XI Albani, accompagnato da una citazione dal Libro di Ezechiele (44.23) «et populum meum docebunt» (Fig. 2). Non conserva né la dedica sottostante né la figurazione, che doveva essere formata da putti e da una cornice con convolvoli intrecciati. La lista dei professori, indicata dall’iscrizione PROFESSORES AUTEM DESCRIPTI NOVERINT SE / PER TRIENNIUM ET NON  ULTRA  CONDUCTOS  ESSE,  è inquadrata da una partitura architettonica arricchita da ghirlande floreali di gusto fiammingo e formata da quattro colonne davanti le quali poggiano, a mo’ di statue, altrettante figure allegoriche femminili insieme ai rispettivi attributi. Si riconoscono tre virtù cardinali Prudenza, Giustizia e Temperanza a cui si aggiunge, all’estrema sinistra, la Carità. L’opera, realizzata nel 1701 (CONTE 1991, I, pp. 512-515), reca sul basamento marmoreo lo stemma gentilizio di Gregorio Lauri (1661-1747) le cui dodici nappe nere, sei per lato, indicano che risale all’epoca in cui il Lauri aveva assunto la carica di Vicario generale, ovvero prima del 1717, quando verrà nominato da Clemente XI ve- scovo della cittadina marchigiana di Ripatransone (ORLANDI 1772, II, p. 39). Tipologicamente simile ma in un migliore stato di conservazione è la pergamena realizzata sotto il pontificato di Benedetto XIV, come denota lo stemma Lambertini sulla sommità (Fig. 3). La datazione puntuale si ricava dalla lettura della dedica sul cartiglio, in cui, oltre ad una serie di norme comportamentali che i docenti erano obbligati a tenere, viene riportata la data al «presentem annum» 1751 (CONTE 1991, II, pp. 685-691; ADORNI 1992, pp. 174-175). La raffigurazione, con piccole varianti, è la stessa usata nel rotulo del 1740, che, oltre ad una minore qualità disegnativa, non presenta il cartiglio centrale, mentre il posto della fioriera è occupato da un putto con uno stemma prelatizio (ASR, Fondo Cimeli, n. 65; CONTE 1991, II, pp. 648-652; PAMPALONE 2010, p. 65). Quest’ultimo apparteneva a Jean Bouget (1692-1775), religioso francese, studioso di lingua ebraica e insegnante di letteratura greca fino all’elezione di Prospero Lambertini che lo nominò prelato domestico (RITA 2000, p. 271), come indicano le sei nappe e il cappello paonazzo. La composizione è scandita da un’architettura illusionistica con nicchia centrale, occupata da un drappo tenuto da putti e incorniciata da due trabeazioni sorrette da colonne tortili e lesene. Le mensole marmoree sono popolate dalle canoniche allegorie (Carità, Prudenza, Giustizia e Temperanza) non più concepite come sculture stanti ma come figure vive, variamente atteggiate e dipinte con estrema raffinatezza. Nonostante ci si trovi ormai a metà del Settecento la composizione è improntata ancora agli stilemi tardobarocchi di ascendenza berniniana e gaullesca, come rivela in particolare la figura della Giustizia che, drappeggiata in una vaporosa veste che lascia scoperti i seni e con il capo languidamente reclinato, è un omaggio alla celebre Verità svelata dal Tempo, scolpita da Bernini tra il 1646 e il 1652. Il riferimento al Baciccio, evidente nelle cromie e nel dinamismo delle figure, che per la Prudenza e la Temperanza sembra anche richiamare i gruppi statuari di Théodon e Legros per l’altare di Sant’Ignazio al Gesù, potrebbe essere rivelatore di un pittore della sua cerchia.

Di stile totalmente differente è invece la quarta pergamena eseguita come si legge, nel 1787, sotto il pontificato di Pio VI Braschi (CONTE 1991, II, pp. 849-853; PAMPALONE 2010, p. 102).

Pur mantenendo la stessa impaginazione viene abolito ogni decorativismo superfluo, fatta eccezione per il tendaggio cremisi nella parte sommitale che fa da sfondo alle eleganti vittorie alate. Queste ultime indicano a loro volta, al di sotto dello stemma pontificio, il cartiglio con la citazione dal Liber Ecclesiasticus (1.1). Le quattro figure allegoriche (Prudenza, Giustizia, Carità e Fede) con i sobri panneggi e i profili greci che richiamano il rigore delle sfingi, parlano un lemma già pienamente neoclassico e denotano la mano di un artista influenzato da Felice Giani ma con uno stile grafico più calibrato e che ricorre meno all’uso del chiaroscuro (Fig. 4).

La realizzazione di questo tipo di manufatti in virtù della loro funzione ufficiale e per l’alto livello qualitativo, soprattutto degli ultimi due esemplari, era spesso affidata non tanto ad anonimi scribi, quanto ad artisti di professione. Si può ricordare, ad esempio, che i disegni per i frontespizi incisi delle tesi di laurea, occasioni le quali erano previsti grandi festeggiamenti, tra cui intermezzi musicali, odi cantate e banchetti, coinvolsero personalità del calibro di Pietro da Cortona e Lazzaro Baldi che idearono composizioni con complesse simbologie ermetiche (PAMPALONE 2014; PAMPALONE 2015).

Antonio Marras

Bibliografia

Adorni 1992 

G. Adorni, L’Università di Roma, in L’Archivio di Stato di Roma, a cura di L. Lume, Firenze 1992, pp. 165-178.

Conte 1991 

E. Conte, I Maestri della Sapienza di Roma dal 1514 al 1787: i rotuli e altre fonti, (Fonti per la Storia d’Italia pubblicate dall’Istituto Storico Italiano per il Medioevo, 1, 2,116,), Roma 1991.

Conte 1992 

E. Conte, Professori e cattedre tra Cinquecento e Seicento, in Roma e lo Studium urbis. Spazio urbano e cultura dal Quattro al Seicento, Atti del convegno (Roma, Archivio di Stato, Palazzo di Sant’Ivo alla Sapienza, 7 – 10 giugno 1989), a cura di P. Cherubini, Roma 1992, pp. 186-199.

Orlandi 1772 

C. Orlandi, Delle città d’Italia e delle sue isole adjacenti compendiose notizie sacre, e profane, 5 voll., Perugia 1772-1778.

Pampalone 2010 

A. Pampalone, Il Palazzo della Sapienza, (Palazzi di Roma, le sue ville e altre architetture civili, 1-2), I, giugno 2010.

Pampalone 2014 

A. Pampalone, Cerimonie di laurea nella Roma barocca. Pietro da Cortona e i frontespizi ermetici di tesi, Roma 2014.

Pampalone 2015 

A. Pampalone, I Ruoli dei lettori della Sapienza e i frontespizi incisi delle tesi di laurea, in La fabbrica della Sapienza. L’università al tempo di Borromini, catalogo della mostra (Roma, Archivio di Stato, Palazzo di Sant’Ivo alla Sapienza, Biblioteca Alessandrina, 29 aprile – 26 luglio 2015), a cura di O. Verdi, Roma 2015, pp. 59-61.

Pampalone 2018 

A. Pampalone, I Rotuli miniati della Sapienza conservati nell’Archivio di Stato di Roma: la pergamena di Charles de La Fage del 1667, in “Valori tattili”, 10 – 11, luglio – dicembre 2017/gennaio – giugno 2018, pp. 50-58, 150-151.

Rita 2000 

G. Rita, Le discipline umanistiche da Sisto V a Clemente XII (1587-1740), in Storia della Facoltà di Lettere e Filosofia de “La Sapienza”, a cura di L. Capo, M.R. Di Simone, Roma 2000, pp. 245-303.

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