Francesco Trombadori (Siracusa 1886 – Roma 1961)
1935 (?)
dipinto a olio su tela
Roma, Città universitaria, edificio del Rettorato
Nel corridoio del Senato Accademico, al secondo piano dell’edificio del Rettorato, è esposta la serie dei ritratti dei rettori: una piccola galleria di arte contemporanea formata da opere di diversi artisti, solo alcuni identificabili. Nel caso del ritratto di Ernesto Monaci, realizzato da Francesco Trombadori, la paternità dell’opera è attestata dalla presenza della firma, elemento ricorrente nelle opere dell’artista, mentre la datazione, mancante sul dipinto e nella documentazione, può essere ipotizzata al 1935, data che segna l’inizio di questa serie di dipinti pensati contestualmente alla nascita della Città universitaria. Il soggetto raffigurato, Ernesto Monaci, rettore dal 1885 al 1886, fu filologo e paleografo e fondò nel 1870 la “Rivista di filologia romanza”, primo periodico in Italia dedicato alla disciplina. Inoltre contribuì alla nascita di alcuni celebri istituti di ricerca, come l’Istituto storico italiano per il Medio Evo e la Società filologica romana. Nell’ambito universitario si dedicò con impegno alla docenza di Filologia neo-latina e alla pubblicazione di testi fondamentali per gli studi di filologia e paleografia.
Il ritratto eseguito da Trombadori è ripreso da una fotografia che Nicola Spano pubblica nel volume dedicato all’Università di Roma (SPANO 1935, p. 173), come evidente nella posa del busto e del volto e giustificato dal fatto che Monaci era ormai morto al momento della commissione dell’opera.
Le ragioni che condussero l’Ateneo, forse lo stesso de Francisci, a rivolgersi a Trombadori per il ritratto celebrativo di Monaci sono, allo stato attuale delle ricerche, ancora ignote. Certamente l’artista era allora ben inserito e apprezzato nei circuiti ufficiali; negli anni Trenta la sua attività espositiva fu intensa tra le mostre sindacali romane e palermitane, le biennali veneziane, le rassegne internazionali novecentiste (Buenos Aires, Stoccolma, Baltimora, Oslo, Vienna) e la prima Quadriennale di Roma del 1931. Sempre nel 1931 il pittore si trasferì nello studio n. 12 di Villa Strohl-Fern, lasciato da Cipriano Efisio Oppo (BOSCO 2020, p. 61).
L’opera della Sapienza è inedita nel catalogo di Francesco Trombadori e si inserisce all’interno di quella ricca produzione di ritratti a cui il pittore dedicò gran parte della sua attività, raffigurando modelle e personaggi illustri della società a lui contemporanea.
Uno dei ritratti più noti risale al 1923, il Ritratto di signorina esposto alla Biennale romana, opera che venne riprodotta sulla rivista “Il Secolo XX” accanto ad altri magniloquenti quadri di figura di Ferruccio Ferrazzi, Carlo Socrate, Oppo e Nino Bertoletti, a illustrare il gruppo dei “Neo-classici”. Un certo «cezannismo, un ricordo di Corot e un occhio ai bruni di Poussin» (Trombadori 1986, p. 13), convivono nel ritratto della Biennale, con una resa nitida e dettagliata della natura derivata dall’amore per la pittura olan- dese nel Seicento. La prassi di lavoro di Trombadori, attuata registrando il dato oggettivo della visione, filtrato sempre attraverso le «leggi consolidate della tradizione» (Francesco Trombadori. Figura 2002), trova nell’esecuzione del ritratto un campo di applicazione ideale e l’opera della Sapienza ne è
prova. Il rettore è raffigurato con uno sguardo assorto e pensoso, la resa plastica del volto è affidata a passaggi tonali, di luce e ombra, condotti per sottili velature, che sembrano rivelare l’interesse dell’artista per «l’operazione di Antonello da Messina, tutta orchestrata (come spiegava Longhi) in una teoria volumetrica intrisa nella luce» (Trombadori 1986, p. 17). Adriano Grande, che introduce il primo catalogo dell’artista nel 1938, descrive così i ritratti di Trombadori: «mette in luce, nelle protagoniste dei suoi ritratti, l’espressione indifferente e quasi sbigottita e talora addirittura ostile; ne esalta gli atteggiamenti statici con evidenza plastica e con una gamma di bruni e neri che, a poco a poco, lasciano il posto al grigio, al rosa, al caffè» (GRANDE 1938). Il ritratto dell’U- niversità riduce la tavolozza a pochi toni, che sembrano tradire l’uso della fonte di partenza, la foto in bianco e nero, alla quale si deve attribuire una certa rigidità della posa. Tuttavia l’artista ha utilizzato una pennellata corposa e morbida per evitare una trasposizione troppo letterale dell’immagine, riuscendo a restituire, pur nella sintesi del tratto e nella limitata cromia, l’autorevolezza del personaggio raffigurato.
Cecilia de Filippis
Bibliografia
BOSCO 2020
F. Bosco, s.v. Trombadori, Francesco, in Dizionario Biografico degli Italiani, XCVII, Roma 2020, p. 61.
GRANDE 1938
A. Grande, Trombadori, quaranta riproduzioni, Roma 1938.
SPADINI 1983
P. Spadini, Francesco Trombadori, in Artisti di Villa Strohl-Fern 1983, pp. 85-88.
DE CHIRICO 1976
G. de Chirico, Sensibilità e mestiere, in Francesco Trombadori (188ł-19ł1), catalogo della mostra (Siracusa, Istituto del Dramma antico, 27 novembre – 31 di- cembre 1976), Palermo 1976, pp. 16-17.
POLI 1987
F. Poli, Francesco Trombadori, Torino 1987.
Pomante 2018.
PROIETTI 2011
D. Proietti, s.v. Monaci, Ernesto, in Dizionario Biografico degli Italiani, LXXV, Roma 2011, pp. 505-509.
SPANO 1935
N. Spano, L’Università di Roma, Roma 1935.
Spataro 2020.
Trombadori 1986
Trombadori (1881-1911), catalogo della mostra (Roma, Accademia Nazionale di San Luca, 6 novembre – 10 dicembre 1986), a cura di M. Fagiolo Dell’Arco,
V. Rivosecchi, Roma 1986.